"WORK IN PROGRESS"
Giuseppe Spagnulo, Sergio Ragalzi, Tancredi Mangano

GROSSETTI ARTE
Piazza XXV Aprile 11/b - 20121 Milan Italy
Tel. +39 344 2046825 e-mail:


November > December, 2017
![]() |
![]() |
![]() |
La Galleria Grossetti Arte sintonizza passato e presente con un lancio nel futuro: "Work in progress": Giuseppe Spagnulo, Sergio Ragalzi, Tancredi Mangano.
Dai segni estetico-filosofici dei giovani anni 60/70, Spagnulo, dalla lezione novecentesca di Martini e Fontana, ci porta con un gress e una grande tela preparatoria del '64 a un racconto dove il gesto e la ricerca spazio-materia arriverà ad astrarre la figura umana per arrivare al pragma geometrico. Il cerchio perfetto, la linea ideale, vengono rotti, spaccati: i famosi "ferri spezzati". Questa proiezione porta l'ormai riconosciuto Spagnulo negli anni '80 a un recupero del racconto umano facendo riaffiorare la figura.
Da qui a Sergio Ragalzi, la generazione successiva, porta la figura umana nel post human, dove i soggetti diventano alieni, virus fino a liberarsi con gesti "spaziali" che raffigurano però gabbie toraciche, torsi. Fino agli ultimi lavori: voliere, contenitori che ingabbiano la presunzione macista del pene, della forza della guerra, tramutandoli in "uccellini/razzo" molli, dorati, in una gabbietta. Dall'antropocentrismo alla partecipazione anarchica della natura, dai cloni alla genetica, una fragile e drammatica umanità fortissima nel suo esistere.
Si arriva così alla generazione successiva di Tancredi Mangano. Ancora una volta il confronto tra essere e riconoscersi avviene nel gesto partecipato degli autoritratti che di fotografico hanno l'imprinting; che da un clichè verre, come un orma dell'io sulla sabbia, racconta la ricerca di sè nella meraviglia della natura e del tempo.
Da qui a Sergio Ragalzi, la generazione successiva, porta la figura umana nel post human, dove i soggetti diventano alieni, virus fino a liberarsi con gesti "spaziali" che raffigurano però gabbie toraciche, torsi. Fino agli ultimi lavori: voliere, contenitori che ingabbiano la presunzione macista del pene, della forza della guerra, tramutandoli in "uccellini/razzo" molli, dorati, in una gabbietta. Dall'antropocentrismo alla partecipazione anarchica della natura, dai cloni alla genetica, una fragile e drammatica umanità fortissima nel suo esistere.
Si arriva così alla generazione successiva di Tancredi Mangano. Ancora una volta il confronto tra essere e riconoscersi avviene nel gesto partecipato degli autoritratti che di fotografico hanno l'imprinting; che da un clichè verre, come un orma dell'io sulla sabbia, racconta la ricerca di sè nella meraviglia della natura e del tempo.
![]() Giuseppe Spagnulo |
![]() Sergio Ragalzi |
![]() Tancredi Mangano |