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Palazzo Brandolin Rota, Venice - The Mistery of Form - 1 > 20 luglio, 2017 @grossettiarte

"The Mistery of Form"

Liao Pei, Li Zi, Ma Lin, Zhao Lu

presentato da :

Piazza XXV Aprile 11/b - 20121 Milan Italy
Tel. +39 344 2046825 e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Palazzo Brandolin Rota

Ponte Dell'accademia 878 (30123), Italia

1 > 20 luglio, 2017

The Mistery of Form
La galleria Grossetti Arte ha il piacere di presentare la mostra collettiva “The Mistery of Form”, incentrata sul lavoro dei quattro artisti cinesi Liao Pei, Li Zi, Ma Lin e Zhao Lu, il cui lavoro si situa sul sottile crinale che separa il linguaggio astratto da quello figurativo.
Se infatti a prima vista il dibattito tra astrazione e figurazione può apparire obsoleto, nel lavoro di questi artisti diventa invece fortemente simbolico dell’ambiguità del reale e del difficile rapporto tra rappresentazione e realtà nell’era della post-verità e della frammentazione del reale provocata dall’invasione del virtuale e dell’avvento della società “liquida”.
Ecco allora che, nel lavoro di Zhao Lu, realtà e finzione si mescolano incessantemente, portando lo spettatore a interrogarsi sulla veridicità di ciò che vediamo nella nostra quotidianità. Quello di Zhao Lu è un gioco a rimpiattino con la visione dello spettatore: l’artista parte dichiaratamente da un’immagine reale per giungere al suo esatto contrario, pura materia che sembra rarefarsi sotto il nostro sguardo. La sua è una sfida con la visione stereotipata delle cose, e un avvertimento per chi guarda: la materia stessa è fluida, è cangiante, è mobile. Il nostro rapporto con il reale non è che convenzione, giustapposizione di cose già viste. Le sagome di due soldati sulla torretta di un carrarmato, il volto di una ragazza, la pancia di una donna incinta, l’abito di una bambina, due medici in sala operatoria, un monaco, un albero, un feto: ogni immagine sembra recare già in sé il principio stesso del suo disfacimento, non in quanto materia sensibile, ma in quanto forma data a priori del nostro universo, e insieme la chiave della sua stessa rigenerazione.
Non diversamente, il lavoro di Li Zi si muove su un terreno dai contorni incerti, sfuocati. Quella che emerge, fluttuante, ambigua, come un’ombra di notte, è la quintessenza della pura visione, intesa come il tentativo di recuperare quella capacità mistica della pittura di creare un’empatia con lo spettatore, in grado di far alzare il “velo di Maya” sugli elementi che vivono sotto la struttura e la griglia del reale. L’artista spiega infatti che non è il freddo concetto, ma l’”espressione visuale” nel suo complesso, il suo fulcro di interesse. “Il mio lavoro”, dice l’artista, “esprime i miei pensieri sulla società, il misticismo, la religione”.
Anche Liao Piei lavora sul sottile confine che divide la materia organica da quella inorganica, il reale dall’astratto, il materiale e l’immateriale. La materia su cui agisce Liao Piei è analoga a quella su cui lavora il nostro inconscio quando dormiamo: tutto è fluido, mutevole, incerto. Liao Piei sembra cercare il bandolo, il senso segreto della forma, dunque dell’universo stesso, nelle sue strutture liquide e informi. Il lavoro di Liao Piei sembra essere analogo a quello di un profeta o di un mago che nelle macchie sul fondo delle tazze di caffè cercava una metafora dei destini dell’uomo, o del mondo: i suoi segni solo apparentemente arbitrari ci parlano del mondo visibile, delle sue strutture sotterranee, dei suoi legami complessi e segreti, più di quel che potremmo a prima vista credere.
Solo apparentemente legato a una visione “realista” della pittura, anche Ma Lin lavora in realtà sul sottile confine che separa astrazione e figurazione. Artista complesso, che con grande maestria tecnica affronta i temi della figura umana e del rapporto col proprio tempo attraverso dicotomie, contrasti, metafore, Ma Lin alterna una figurazione tesa e vibrante, incentrata su una forte consapevolezza tecnica e sul primato del disegno, a un forte interesse per le strutture formali archetipali. Le sue figure, i suoi volti, i suoi corpi sono sempre inscritti in archi, in ellissi, in cornici che tuttavia non ne possono mai veramente delimitarne i confini. L’utilizzo di legni grezzi, lavorati e dipinti, sono la metafora di un rapporto mai risolto tra natura e artificio, tra materiali appartenenti alla terra e artefatti creati dall’uomo. Quella di Ma Lin è una sfida a conoscere il mondo e le cose per simboli, per metafore, per segni e geometrie non sempre chiare, non definibili, non comprensibili se non attraverso segni, accenni, simboli e icone apparentemente slegate tra loro.
La mostra “The Mistery of Form”, curate da Alessandro Riva, è il terzo appuntamento del ciclo di esposizioni inaugurate a Venezia in concomitanza con la Biennale Arte dalla galleria Grossetti Arte nelle sale al piano terra dello storico palazzo Brandolin Rota, proprio a fianco del Ponte dell’Accademia, già sede di una storica galleria veneziana, la Galleria il Canale, che nei primi anni Sessanta ha ospitato mostre di alcuni tra i maggiori artisti contemporanei italiani e stranieri di quel periodo.
Inaugurazione : Sabato 1 Luglio 2017 dalle 18.30

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Orari di apertura: lunedì – sabato, 10:00 – 19:00 (orario continuato)

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